Come fare un Worldbuilding della Madonna: La Quinta Stagione di N. K. Jemisin – CASO STUDIO

Leggendo La Quinta Stagione, il Primo libro della Saga de La Terra Spezzata mi sono chiesto come N.K. Jemisin abbia fatto a creare un Mondo Fantastico così Credibile.

Cioè, come si fa a dare al lettore quella sensazione di rimanere intrappolati in un’ambientazione?

Leggendo e analizzando, ho notato che ci sono almeno 3 Elementi che hanno permesso a questo Worldbuilding di essere così Immersivo. Oltre ovviamente al mistero insondabile dell’Ispirazione.

Ti va di sentire quali sono?

1. La Fisica del Fantasy.

Che cos’è la Fisica del Fantasy?

Quando scriviamo un libro spesso scriviamo delle cose fighe, ma non sempre ne spieghiamo la causa scientifica.

O magari diamo delle spiegazioni, ma tralasciamo un po’ la pragmatica del mondo e delle cose normali che avvengono.

Per cui, per pensare ai draghi che volano, ci dimentichiamo di rimanere coi piedi per terra e descrivere elementi più “realistici”.

Per esempio: parliamo del drago che vola tra le nuvole o degli eserciti di elfi che si scontrano, ma non descriviamo l’Elfo che va a cagare nella Latrina dell’Accampamento.

Se anche a te è capitato di dimenticare dettagli che renderebbero la storia più realistica, tranquillo/a, è normale, succede a tutti i sognatori 😅

Il fatto è che va bene sognare, ma bisogna anche mantenere i piedi per terra. Se no, la diamo vinta a quei giallisti che dicono “il fantasy e il fantascientifico mi sembrano troppo fuori dalla realtà”.


Ma, giallisti a parte (non ce l’ho con loro, mi piacciono i gialli), perché il particolare realistico è così importante?

In La Quinta Stagione le cose vengono spiegate nella logica dei particolari, senza essere troppo dispersive. E l’effetto è questo.

Pag. 124. “Noti come sono appuntiti alcuni ciottoli e aggiungi delle buone calzature all’elenco di cose che devi procurargli. Per fortuna non si taglia i piedi, benché a un certo punto scivoli sulla ghiaia abbastanza malamente da cadere e rotolare giù dal pendio. Accorri e lo trovi giù seduto, con la faccia contrariata perché è atterrato dritto nel fango ai margini del ruscello.

Qui viene descritta perfettamente una cosa normale, come scivolare sulla ghiaia, e noi incominciamo a credere in questo mondo.

Da una parte ci sono eventi e poteri soprannaturali che ci vengono spiegati e noi li accettiamo per come sono, anche se non possiamo crederci del tutto.

Dall’altra, ci sono eventi così spontanei e realistici, che non possiamo fare a meno di vederli.

E quindi il mondo Fantasy diventa Reale.

2. Tutto e subito?

Forse, più di tutti, Tolkien ci ha insegnato a dire Tutto e Subito. A spiegare il mondo di Arda e la sua storia in grandi introduzioni, per prepararci al viaggio che ci attendeva.

E un po’ tutti abbiamo provato a imitarlo, oppure no? Guerre tra elfi, nani, umani e forze del male ti dicono niente?

Ma in un approccio del genere, dove spieghiamo tutto dall’inizio, è come se un po’ esauriamo la curiosità del lettore e, se non stiamo attenti, potremmo rischiare di annoiarlo.

Non vale per tutti i casi, ovviamente.

Quello che noto è che N. K. Jemisin, prendendo un’altra strada, ottiene un risultato assolutamente magnifico.

Cosa fa?

Spiega molto del suo mondo, come detto prima, in maniera logica e strutturata, ma lo fa a piccoli step.

Per esempio, all’inizio ti parla delle comunità perché, in realtà, sta per parlarti di evento specifico che sta per accadere in quella comunità.

Cioè ti prepara passo per passo, a dosi non troppo grandi, a quello che sta per accadere.

E il vantaggio di un approccio del genere è quello di tirare il lettore all’amo, come un pesciolino (e a noi piace essere tirati all’amo 😉 ).

Ci invoglia a saperne sempre di più.

Che è poi l’effetto che un po’ tutti vorremmo restituire al lettore.

3. Insistenza.

Così Syen se ne va, indolenzita, stanca, seccata perché ha addosso una lieve scia del suo odore. Forse è lo stress che la sta logorando: l’idea di un mese di viaggio con un uomo che non sopporta, a fare cose che non vuole fare, per conto di gente che disprezza ogni giorno di più.
[…] solo un anno di disagio, più o meno, e poi un bambino che non dovrà darsi la pena di crescere, perché sarà affidato al nido inferiore appena nasce, e una missione di alto profilo completata con un senior potente come mentore. Con questa esperienza e questa spinta alla sua reputazione, sarà molto più vicina al quinto anello.

Siamo a pag. 89 e sappiamo già, più o meno, come funziona il mondo, ma la Jemisin ce lo ripete, quasi in maniera furtiva, attraverso le preoccupazioni della protagonista.

E lo fa con un’insistenza calibrata, come una goccia che dopo l’altra perfora la roccia.

Va pari passo con la trama e, al momento giusto, quando abbassi le difese, ti sfonda un pochino di più.

Avrebbe potuto dire: “questo mondo è così, in passato è successo questo e questo, amen.” Una sola volta.

E invece ce lo ripete, ci perseguita. E ci ritroviamo sempre più immersi.

Per cui, letteralmente, questo mondo non ci abbandona mai.

E alla fine abbiamo la sensazione di non conoscerlo del tutto, di esserci dentro ma di non padroneggiarlo.

Figo, no?

Sapevi già queste cose?
Hai letto libri particolarmente immersivi di recente? Hai applicato questi elementi e hai ottenuto buoni risultati?

Manheru akanaka scrittrici e scrittori, impariamo per essere, sempre meno, sbagliati

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